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Liquidazione controllata: il debitore non può impugnare lo stato passivo esecutivo

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Fringe benefit auto aziendali: il Decreto Omnibus cambia ancora le regole dal 2026

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Preliminare di vendita e plusvalenze

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Gli avvisi di liquidazione e gli accertamenti automatizzati arrivano nel cassetto fiscale

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Concordato preventivo biennale: dichiarazione integrativa senza decadenza dal CPB dopo il Correttivo Omnibus

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Concordato preventivo biennale: l'avviso bonario può far decadere dal CPB se non viene pagato entro 60 giorni

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Composizione negoziata: caratteristiche del progetto di piano

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Compiuta giacenza e sospensione feriale

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Liquidazione controllata: l’IMU maturata durante la procedura non può essere pagata prima della vendita dell’immobile

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Liquidazione controllata: inefficaci i pagamenti eseguiti dopo l’apertura della procedura

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Ristrutturazione dei debiti del consumatore: accesso consentito anche al terzo datore di ipoteca

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Cassa Dottori commercialisti ed esperti contabili

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Presupposti per l’apertura della liquidazione controllata - Possibilità di offrire ai creditori un’utilità alla procedura

Per l’ammissione alla liquidazione controllata su richiesta del debitore, è necessario che la procedura offra ai creditori un’utilità, anche solo prospettica. Questo principio si ricava:
a) dall’art. 283 CCII, che esclude l’esdebitazione dell’incapiente se non vi è alcuna utilità per i creditori;
b) dagli artt. 268 e 269 CCII, che richiedono l’attestazione dell’OCC sulla possibilità di acquisire attivo da distribuire;
c) dal principio di inammissibilità della liquidazione in assenza di beni o redditi futuri prevedibili.
Il tribunale deve verificare che la relazione dell’OCC contenga tale attestazione e valutarne la correttezza. Se l’unico attivo è una quota di reddito da lavoro dipendente non necessaria al mantenimento del debitore, senza altri beni o azioni prospettate, spetta al debitore dimostrare l’esistenza di un’utilità per i creditori.
 
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