Accesso alla procedura di esdebitazione: buona fede e colpa grave
La normativa italiana prevede la colpa grave come condizione ostativa all'accesso alla procedura di esdebitazione. La Direttiva Insolvency, pur non applicabile al consumatore, costituisce un utile canone interpretativo: essa limita le deroghe alla esdebitazione ai soli casi di "disonestà" e "malafede" (Considerando 78 e art. 23, par. 1).
Il diritto nazionale dovrebbe pertanto essere interpretato in senso conforme allo spirito della Direttiva, che pone attenzione a non rendere eccessivamente gravoso l'onere probatorio a carico del debitore. In quest'ottica, dovrebbero ritenersi meritevoli di accesso alla procedura anche quei debitori che, pur avendo gestito in modo inefficiente la propria vita economica, abbiano comunque agito nel rispetto dei doveri minimi di solidarietà sociale sanciti dall'art. 2 della Costituzione, senza perseguire l'arricchimento a danno dei creditori, ma mirando unicamente alla salvaguardia di una esistenza dignitosa per sé e per il proprio nucleo familiare.